
Il seminario di studio “La cura riflessa: l’educatore tra certezze, fatiche e possibilità”, organizzato dall’Istituto Toniolo, è stata un’occasione preziosa di riflessione sul ruolo dell’educatore, sulle difficoltà della professione e sulle strategie per salvaguardarne il benessere psicofisico. Durante la giornata, il direttore Daniele Bisagni ha ricordato le parole di Paulo Freire: “L’educazione non cambia il mondo, cambia le persone che cambieranno il mondo”, sottolineando come l’educatore non si limiti a rispondere ai bisogni immediati, ma costruisca legami, generi fiducia e crei opportunità di crescita nelle comunità.
Il professor Krzysztof Szadejko ha presentato i risultati della ricerca “Prendersi cura di chi si prende cura”, condotta su studenti ed ex studenti dell’Istituto Toniolo ed altri educatori. L’indagine ha messo in luce diversi aspetti chiave della professione: la percezione positiva della formazione ricevuta, la necessità di laboratori pratici, la complessità dei contesti sociali in cui operano gli educatori, e l’impatto della fatica psicofisica, accentuata dalle emergenze sociali e dal carico burocratico. Emergono inoltre criticità come la carenza di personale, la rigidità dei ruoli e la sottovalutazione professionale, che pur senza diminuire la motivazione aumentano il rischio di burnout.
Nel corso dell’evento si è aperto un dibattito con i presenti, condotto dal professor Claudio Cavallari. È stato messo in evidenza come educare non significhi soltanto applicare tecniche, ma gestire relazioni complesse con persone vulnerabili, famiglie fragili e contesti sociali difficili. La qualità della relazione influisce sul cambiamento più della tecnica stessa: l’educatore è un accompagnatore consapevole, capace di stabilire distanze professionali corrette e di promuovere il proprio benessere insieme a quello degli utenti. La distinzione tra vita privata e lavoro non è vista come un obbligo, ma come una possibilità: la consapevolezza di sé diventa uno strumento di resilienza, permettendo di affrontare situazioni complesse con maggiore equilibrio.
La professoressa Daria Vellani ha fatto sintesi di quanto emerso dallo scambio di esperienze tra partecipanti che ha evidenziato come punti di forza la solida base teorica e pedagogica, l’importanza dei laboratori pratici, la riflessione continua sulle pratiche educative, la centralità della dimensione relazionale e sociale, e la motivazione personale. Al tempo stesso, sono state identificate criticità come il gap tra formazione accademica e bisogni reali dei servizi, la gestione di crisi e conflitti, le competenze burocratiche e documentali, e la percezione di una limitata legittimazione professionale.
Tra le strategie più apprezzate dagli educatori ci sono la supervisione, il lavoro in equipe, la documentazione e la formazione continua. Questi strumenti funzionano come veri “paracadute” per affrontare la complessità quotidiana e trasformare le difficoltà in opportunità di crescita. La partecipazione attiva al confronto, anche da parte di chi ha già completato il percorso formativo, si è rivelata un fattore protettivo, evidenziando come la motivazione e la curiosità siano elementi fondamentali per sostenere la professione.
Un tema centrale emerso dal convegno è stato il ruolo istituzionale dell’educatore. Costruire una rappresentanza professionale chiara può aumentare la legittimazione della figura e consentire di influire sul dibattito culturale e politico. Fare cultura educativa significa definire il ruolo dell’educatore, i valori della professione e le priorità sociali da portare all’attenzione delle istituzioni.
In chiusura, il convegno ha ribadito l’importanza della cura riflessiva: educatori che sanno prendersi cura di sé sono in grado di sostenere meglio gli altri, riflettere sulle proprie pratiche e fare le domande giuste. Tornare a casa con un pensiero, una domanda o una riflessione non è un limite, ma un seme da coltivare. La crescita personale e professionale passa attraverso il confronto, la condivisione delle esperienze e l’auto-consapevolezza, elementi che trasformano la fatica in energia e motivazione per continuare a educare con passione e competenza.

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