Una mattinata di testimonianze per inaugurare l’a.a.: “Il valore educativo dello sport tra inclusione e competizione”

Il 27 settembre, l’Istituto Toniolo ha inaugurato l’anno accademico 2025-2026, dedicato quest’anno al tema de “Il valore educativo dello sport tra inclusione e competizione”.

Un tema che, come sottolineato dalla Preside della Facoltà Auxilium Piera Ruffinatto, “mette in dialogo il corpo e la mente, la fatica e la gioia, la crescita personale e la costruzione di comunità”.

La mattinata ha visto gli interventi di: Cecilia Camellini, psicologa e psicoterapeuta, istruttrice di mindfulness, campionessa mondiale e paralimpica di nuoto; Marco Calamai, già insegnante, cestista nella Fortitudo Bologna e allenatore professionista, oggi impegnato con squadre inclusive di ragazzi e adulti con disabilità; e Marco Nosotti, giornalista sportivo e volto storico di Sky Sport.

 

Lo sport come cammino: costanza, fiducia e comunità

Nel suo intervento di apertura, il Direttore Daniele Bisagni ha affidato alla comunità accademica un augurio di cammino: “Nello sport come nello studio – ha ricordato – non conta solo mettersi in marcia, ma l’atteggiamento con cui lo si fa. Serve intenzionalità, consapevolezza della direzione e fiducia nel gruppo, perché nessuno cresce da solo”.

Riprendendo l’articolo 4 della Costituzione, ha poi richiamato la responsabilità personale di ogni cittadino a contribuire al bene comune: “Formarsi, educarsi, allenarsi significa prepararsi a dare un contributo unico e insostituibile al progresso di tutti”.

Un invito ripreso anche dalla Preside Piera Ruffinatto che ha sottolineato come lo sport, al pari dell’educazione, sia “una vera scuola di vita, un laboratorio di relazioni e di crescita umana, dove si imparano il rispetto, la resilienza, la solidarietà e la capacità di superare insieme le difficoltà”.

Rifacendosi al documento del Dicastero per i Laici “Dare il meglio di sé” e alle parole di Papa Francesco, ha ricordato che “tutto è connesso”: la cura della casa comune passa anche attraverso l’attenzione alle relazioni autentiche, inclusive e solidali.

 

La voce dei protagonisti: sport, inclusione e autenticità

Dopo i saluti iniziali, la parola è passata ai protagonisti della mattinata, in un dialogo vivo e appassionato introdotto dal professor Luca Balugani e moderato da Marco Nosotti, che ha aperto il confronto con una riflessione personale: “Lo sport mi ha insegnato senso del dovere, rigore e libertà. Ma soprattutto che non si può fare da soli: anche chi compete individualmente cresce grazie a un gruppo, a un avversario, a una comunità che ti sostiene e ti sfida”.

Un passaggio che ha introdotto la testimonianza di Cecilia Camellini, che ha condiviso con i presenti la propria esperienza di atleta e di psicologa: “Nello sport come nella vita, la fatica è inevitabile, ma è anche la chiave per crescere. La vera sfida è accettare la paura, ascoltarla, e farne una compagna di viaggio. Solo così l’impegno diventa libertà”.

Cecilia ha ricordato come il valore dello sport risieda non nel risultato, ma nella possibilità di “fare spazio all’altro, aprire orizzonti, imparare a vedere con occhi diversi, anche quando la vista manca”.

Marco Calamai ha portato la testimonianza di trent’anni di lavoro con squadre inclusive, dove ragazzi con e senza disabilità giocano insieme. “Alleno venti ragazzi con due allenatori, ma in campo non c’è mai un educatore per ciascuno: è il gruppo stesso che diventa educatore. Quando un compagno non riesce a partire, un altro torna indietro, gli mette una mano sulla spalla e dice: ‘Ce la fai anche tu’. È lì che avviene l’inclusione vera”.

E aggiunge: “Il ragazzo in difficoltà sa leggere il cuore dell’altro molto meglio di noi adulti. La disabilità insegna l’attesa, l’ascolto, la fiducia”.

 

Lo sport come educazione alla fragilità e alla speranza

Il dialogo tra i relatori ha portato ad affrontare altri temi tra cui il limite, la fatica e il rischio dell’iperprotezione educativa.

Cecilia Camellini ha ricordato che “capire quando è troppo significa non perdere il senso del gioco, della connessione, del piacere di fare. Quando la fatica ci chiude, bisogna fermarsi, ma non per rinunciare: per ritrovarsi, per chiedere aiuto, per ripartire insieme”.

Un messaggio che risuona profondamente con l’esperienza educativa: il limite non è un ostacolo da evitare, ma un compagno di crescita da riconoscere.

 

L’educazione come gioco di squadra

Nelle parole di tutti i relatori è risuonata una convinzione comune: educare e allenare significano credere nella forza del gruppo.

Marco Nosotti ha invitato a non dimenticare gli oratori e gli enti di promozione sportiva, “luoghi dove la palla c’è sempre, e con essa la possibilità di incontro, di gioco, di accoglienza”.

Marco Calamai ha ricordato che la vera inclusione nasce “dalla fiducia reciproca, dalla capacità di ascoltare anche il silenzio dell’altro, dal riconoscere che anche un ‘no’ può essere un messaggio”.

 

Formarsi per crescere insieme

La mattinata si è conclusa con la lettura della poesia “Avere un sogno” di Ike Asbani, che ha accompagnato simbolicamente il passaggio di testimone verso il nuovo anno accademico e la consegna delle pergamene ad alcuni degli studenti laureati. Un invito a sognare, ad impegnarsi, a camminare insieme — nello sport come nello studio — con lo sguardo rivolto al futuro.

 

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