
L’Istituto Toniolo, così come il Consorzio Gruppo CEIS intendono esprimere la loro posizione, circa i rapporti tra lo Stato di Israele e la Palestina, che è in linea con la dichiarazione pronunciata a Castelgandolfo da Papa Leone XIV° il 16 agosto 2026, durante la recita dell’Angelus: ”Chiedo con urgenza alla comunità internazionale che progredisca la soluzione a due Stati, per una pace giusta e duratura.”
Da ciò ne derivano diverse azioni, tra cui la disponibilità del CEIS ad ospitare una famiglia palestinese profuga dalla Palestina e quella dell’Istituto a partecipare ad un progetto di accoglienza dei Padri francescani, per futuri studenti dell’Istituto, giovani palestinesi.
Interpellati dalla beatitudine, proclamata da Gesù, nel discorso della montagna: “Beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio” riportata dall’evangelista Matteo (Mt 5,9), non possiamo sottrarci all’impegno di attuare prassi di pace che si concretizzano nell’ospitalità, nel sostegno e nell’incontro tra vissuti e culture diverse per superare pregiudizi, chiusure e favorire l’incontro e la prossimità.
In continuità con la dottrina sociale della Chiesa, ripresi nell’enciclica Magnifica Humanitas, che ha avuto nei suoi principali elaboratori in P. Leone Dehon, fondatore dei dehoniani, e Giuseppe Toniolo, al quale è titolato l’istituto, intraprendiamo iniziative coerenti con i suoi fondamenti, citati nello Statuto: la centralità della persona (l’esser umano immagine del dio trinitari, l’eguale dignità di tutti gli esseri umani, l’altissimo valore dei diritti umani); il principio del bene comune, il principio della destinazione universale dei beni, il principio di sussidiarietà, il principio di solidarietà, il principio della giustizia sociale e la partecipazione, scelte e comportamenti che permettono lo sviluppo umano integrale, sottraendolo al paradigma tecnocratico e all’uso improprio dell’intelligenza artificiale.
Sollecitati dall’enciclica “Fratelli Tutti” di Papa Francesco avvertiamo l’importanza di diffondere prassi di fraternità, dove la pace si traduca in un vincolo di cura reciproca oltre le differenze etniche e culturali, consapevoli che come dice Sant’Agostino “la storia umana un luogo di lotta tra due amori che hanno costruito due modi di abitare il mondo e di convivere, “due città”: da un lato l’amore di Dio e l’amore del prossimo, dall’altro l’amore unicamente di sé. Due amori fecero due città: la città terrena l’amore di sé fino al disprezzo di Dio, la città celeste l’amore di Dio fino al disprezzo di sé
Come in tutta la storia umana anche oggi questi due amori lottano nel nostro cuore per il predominio: Il tempo dell’IA non sfugge a questa regola: la costruzione di Babele o di quella Gerusalemme che inizia in ciascuno di noi (Enciclica Magnifica Humanitas n.130)
Non possiamo che essere costruttori della città fondata sull’amore di sé e del prossimo.

