Firmare il pensiero: responsabilità, virtù e competenze nell’età dell’intelligenza artificiale

Inaugurato l’anno accademico 2026/2027 dell’Istituto Toniolo. La prolusione della prof.ssa Susanna Sancassani ha aperto una riflessione sul rapporto tra intelligenza artificiale, conoscenza e responsabilità, mettendo al centro il compito educativo di formare persone capaci di pensare, verificare e assumere la responsabilità di ciò che affermano.

“Firmare il pensiero”. È stato questo il filo conduttore dell’inaugurazione dell’anno accademico 2026/2027 dell’Istituto Superiore di Scienze dell’Educazione e della Formazione “Giuseppe Toniolo” di Modena, affidata alla prolusione della prof.ssa Susanna Sancassani, responsabile del Centro Metodi e Tecnologie Innovative per la Didattica (METID) del Politecnico di Milano.

Un titolo che racchiude una domanda particolarmente attuale per chi educa e per chi si prepara a svolgere una professione educativa: che cosa significa essere responsabili di un contenuto nell’epoca in cui produrre testi, immagini, sintesi e spiegazioni è diventato sempre più semplice e veloce?

L’incontro, aperto dai saluti istituzionali e concluso con la consegna delle pergamene ai laureati dell’ultimo anno accademico, ha offerto l’occasione per affrontare il tema dell’intelligenza artificiale non soltanto dal punto di vista tecnologico, ma soprattutto da quello educativo, etico ed epistemologico. È proprio la responsabilità epistemica – la capacità di formare, mantenere e rivedere consapevolmente le proprie convinzioni – a costituire il cuore della proposta della professoressa Sancassani.

Una comunità chiamata a educare

Ad aprire la mattinata è stata la preside Piera Ruffinatto, che ha richiamato il significato dell’inaugurazione come momento di apertura di un nuovo anno di formazione e di impegno.

Nel suo intervento ha sottolineato come la società contemporanea abbia un crescente bisogno di educatori capaci di ascolto, accompagnamento e presenza. Le trasformazioni nei linguaggi, nelle relazioni, nei modi di apprendere e di comunicare interrogano in particolare chi cresce e chi vive situazioni di fragilità.

Da qui il richiamo alla missione dell’Istituto: formare educatori capaci di promuovere una cultura dell’etica e del prendersi cura, con attenzione alla prevenzione, alla marginalità, alla disabilità e alla devianza, attraverso una visione integrale della persona.

In questo quadro si colloca anche la sfida posta dall’intelligenza artificiale. Se le tecnologie possono produrre contenuti sempre più plausibili, all’educatore spetta il compito di custodire ciò che non può essere delegato: la libertà e la responsabilità della persona che pensa, sceglie e risponde delle proprie scelte.

Il moderatore, padre Stefano Zamboni, ha quindi richiamato la necessità di “custodire l’umano”, mantenendo insieme apertura alle tecnologie e capacità critica nell’orientarne l’utilizzo.

Un nuovo anno tra sfida e fiducia

Per la direttrice Daria Vellani, l’inaugurazione ha rappresentato un momento di molteplici nuovi inizi: per gli studenti che cominciano il loro percorso, per chi lo prosegue, per i nuovi docenti e anche per lei stessa, chiamata ad assumere la direzione dell’Istituto.

Nel suo intervento, Vellani ha scelto due parole per caratterizzare questo passaggio: sfida e fiducia.

La sfida, perché il lavoro educativo pone continuamente davanti a ciò che non è ancora conosciuto e richiede di ripensare pratiche, strumenti e modalità di relazione. La fiducia, perché nessuna trasformazione può essere affrontata individualmente: serve una comunità capace di interrogarsi, confrontarsi e sostenersi.

“Formare educatori – è stato il senso del suo intervento – non significa soltanto fornire strumenti e conoscenze”, ma sviluppare uno sguardo capace di osservare ciò che accade, porre domande e non considerare definitive le proprie risposte.

È in questa prospettiva che l’Istituto intende proseguire anche attraverso seminari, giornate di studio e occasioni di confronto tra docenti, studenti e professionisti.

Il costo quasi nullo della produzione di contenuti

La prolusione della prof.ssa Susanna Sancassani è partita da un esperimento volutamente provocatorio: una citazione attribuita a un autore inesistente e un articolo scientifico generato dall’intelligenza artificiale in pochi istanti. Un contenuto formalmente credibile, ma privo di un fondamento reale.

È da qui che nasce una delle questioni centrali dell’intervento: l’intelligenza artificiale ha drasticamente abbassato il costo della produzione dei contenuti, ma non ha abbassato – e non può abbassare – il costo della responsabilità di chi quei contenuti li mette in circolazione.

Per la prima volta nella storia, osserva Sancassani, produrre un testo ben costruito può richiedere uno sforzo cognitivo minimo. La conseguenza può essere una vera e propria “inflazione” dei contenuti: una quantità crescente di testi, immagini e informazioni che non necessariamente contribuiscono alla costruzione della conoscenza e che, in alcuni casi, possono addirittura alimentare disinformazione e falsità.

Il problema, quindi, non è soltanto capire come produrre un contenuto, ma capire perché quel contenuto meriti di essere prodotto, condiviso e considerato valido.

Quando la forma sembra garantire la verità

Uno dei rischi più insidiosi individuati dalla prof.ssa Sancassani riguarda proprio la qualità formale delle risposte generate dall’IA.

Un testo grammaticalmente corretto, coerente e convincente tende spontaneamente a sembrarci anche fondato. La forma può produrre, cioè, una falsa impressione di validità.

Se in passato un semplice copia-incolla da una fonte online poteva lasciare evidenti tracce di incoerenza, oggi un testo generato dall’IA può presentarsi in una forma impeccabile. E proprio questa qualità formale rischia di far passare in secondo piano la domanda fondamentale: è vero? È pertinente? Da dove proviene? L’ho compreso davvero?

Per questo, secondo Sancassani, occorre riportare al centro dei percorsi educativi quella che la filosofa Linda Zagzebski definisce la coscienziosità intellettuale: attenzione, prudenza, disponibilità alla revisione e cura dei propri processi di pensiero. Non si tratta di una semplice competenza tecnica nell’utilizzo degli strumenti digitali, ma di una vera e propria virtù civica.

Ogni volta che una persona mette in circolo un contenuto, infatti, chiede agli altri di investirvi tempo e attenzione. E il tempo degli altri è una risorsa che non può essere restituita.

Dalla black box alla “curvatura” del modello

Un altro passaggio significativo della prolusione ha riguardato il modo di concepire gli strumenti di intelligenza artificiale.

Non necessariamente come “black box” alle quali affidarsi passivamente, ma come sistemi il cui comportamento può essere orientato attraverso istruzioni, fonti, vincoli e contesti di utilizzo.

La professoressa Sancassani ha definito questo processo “curvare il comportamento dei modelli”: costruire cioè un ambiente cognitivo nel quale l’IA lavori a partire da contenuti selezionati e secondo modalità di interazione progettate dall’utente.

Questo comporta competenze tecniche, ma non richiede necessariamente di essere sviluppatori. Richiede soprattutto di saper scegliere le fonti, formulare istruzioni adeguate, comprendere il problema che si sta affrontando e stabilire criteri per valutare il risultato.

La responsabilità, dunque, non si esercita soltanto a valle, controllando l’output prodotto, ma anche a monte, progettando il contesto nel quale quel contenuto viene generato.

Dieci domande prima di mettere la firma

Da questa impostazione nasce una proposta concreta sperimentata da Susanna Sancassani e dal suo gruppo di lavoro: un percorso di verifica articolato in dieci passaggi, pensato per accompagnare chi produce un contenuto con l’IA fino al momento in cui può realmente assumersene la responsabilità.

Tra le domande fondamentali: come sono arrivato a questo contenuto? Quali fonti ho utilizzato? Le citazioni esistono davvero e sono pertinenti? Ho compreso ciò che sto affermando? È davvero ciò che penso? Sto distinguendo fatti, inferenze e opinioni? Quali voci sono rimaste escluse o sottorappresentate? Il testo conserva qualcosa del mio stile?

Il percorso conduce alla domanda finale: “Posso firmarlo?”

La firma, in questa prospettiva, non è un semplice atto formale. È l’assunzione della responsabilità epistemica per ciò che si decide di condividere con la propria comunità.

Una nuova responsabilità educativa

Significativo è stato il confronto con il pubblico, che ha coinvolto docenti e studenti su questioni concrete. L’inaugurazione dell’anno accademico del Toniolo ha così aperto un percorso che mette al centro una sfida: il modo stesso in cui concepiamo oggi conoscenza, apprendimento e responsabilità.

L’IA può contribuire a produrre contenuti, a orientarsi tra grandi quantità di informazioni, a costruire percorsi personalizzati e a sostenere l’apprendimento. Ma proprio la sua potenza rende necessario rafforzare ciò che resta affidato alla persona: la capacità di interrogarsi sulle proprie premesse, valutare le fonti, riconoscere i limiti delle proprie conoscenze, confrontarsi con punti di vista diversi e decidere ciò che è disposta ad assumere come proprio.

La responsabilità epistemica, ha suggerito la professoressa Susanna Sancassani nella conclusione, non consiste necessariamente nel lavorare senza intelligenza artificiale. Consiste nel fare in modo che, alla fine del processo, resti sempre riconoscibile il luogo in cui il giudizio diventa umano.

È lì che si può mettere la propria firma.

Ed è forse proprio questa la sfida educativa con cui l’Istituto Toniolo apre il nuovo anno accademico: non insegnare soltanto a utilizzare strumenti sempre più potenti, ma formare persone capaci di sapere che cosa pensare, perché pensarlo e di che cosa essere responsabili quando lo mettono in comune con gli altri.