
Si è svolto nella mattinata di sabato 8 novembre 2025, il seminario di studio “Se non dico nulla non se ne accorgeranno” Comunicare ad adulti e tra adulti, rivolto a studenti e docenti del corso di Laurea in Scienze dell’Educazione e della Formazione, che ha posto al centro la complessità del dialogo tra figure adulte coinvolte nei processi educativi: educatori, genitori, insegnanti, operatori e studenti in formazione.
Coordinato da Luca Balugani, il seminario ha visto gli interventi di quattro relatrici – Carla Manzini, Annamaria Roncaglia, Federica Granelli e Stefania Carboni – che hanno offerto prospettive diverse ma complementari sul tema, intrecciando riflessioni teoriche, esperienze professionali e racconti di vita.
Alla parte più teorica è seguita una parte laboratoriale a cura degli stessi docenti, con la collaborazione anche dei professori Daniele Bisagni e Salvatore Busciolano.
La comunicazione come costruzione di fiducia
Ad aprire i lavori è stata la professoressa Carla Manzini, che ha sottolineato come la comunicazione rappresenti il fondamento di ogni relazione educativa. Parlare “ad adulti e tra adulti”, ha spiegato, significa riconoscere la reciprocità dei ruoli e la responsabilità condivisa nel costruire alleanze formative solide.
A partire dalla sua esperienza di avvocato in dialogo con genitori alle prese con difficoltà educative, ha riletto il comunicare non semplicemente come un trasmettere messaggi, ma “abitare la relazione”, accogliendo la parola dell’altro e sospendendo il giudizio. La relazione educativa, ha ricordato Manzini, nasce proprio da questa capacità di mettersi in ascolto, di accogliere e restituire senso alle narrazioni altrui.
Educare è un dialogo tra differenze
La professoressa Annamaria Roncaglia ha proseguito riflettendo sulla comunicazione tra adulti in chiave pedagogica. Ogni atto comunicativo, ha evidenziato, è anche un atto educativo: “Comunicare significa riconoscere l’altro nella sua interezza e accettare la fatica del confronto”.
Ha poi invitato a superare le barriere che spesso dividono adulti e istituzioni educative, sottolineando come la diversità dei linguaggi e dei punti di vista possa diventare una risorsa per costruire comunità educanti più consapevoli. L’adulto educatore, in questo senso, è chiamato a coniugare competenza e autenticità, a porsi come testimone credibile capace di dialogo, coerenza e riflessione.
Comunicare nella comunità educante
L’intervento di Federica Granelli ha approfondito il tema della comunicazione all’interno dei contesti educativi organizzativi, mettendo in luce le dinamiche relazionali tra educatori, coordinatori, genitori e istituzioni.
La professoressa Granelli ha sottolineato come la qualità della comunicazione incida direttamente sul clima dei servizi e sulla possibilità di costruire reti educative efficaci. Una comunicazione autentica, ha ricordato, richiede chiarezza, ascolto attivo e consapevolezza dei ruoli, ma anche la disponibilità a gestire il conflitto come spazio di crescita reciproca.
La metafora di Hunger Games: ascolto, fiducia e alleanza educativa
La professoressa Stefania Carboni ha introdotto il suo intervento a partire dalla saga Hunger Games, utilizzata come chiave metaforica per leggere i rapporti educativi.
Nella distopia narrata da Suzanne Collins, ha spiegato Carboni, i protagonisti riescono a cambiare le regole del gioco solo quando si ascoltano e si riconoscono come alleati. Allo stesso modo, nel contesto educativo, la relazione tra genitori ed educatori non deve trasformarsi in una competizione, ma in un’alleanza basata sull’ascolto reciproco e sulla fiducia condivisa.
Ha quindi posto l’accento sull’importanza di una comunicazione empatica, capace di valorizzare la conoscenza esperienziale dei genitori e di accompagnare i ragazzi nei loro percorsi di crescita. “Il genitore è una risorsa – ha ricordato – e va riconosciuto come tale”, nel rispetto delle fragilità e delle potenzialità di ciascuno.
Citazioni di pedagogisti come Andrea Canevaro e Franco Cambi hanno arricchito la riflessione, invitando gli adulti a recuperare autorevolezza e credibilità attraverso la coerenza, il dialogo e la capacità di mettersi in gioco. “Non esiste una generazione perduta – ha concluso Carboni – ma adulti che devono ritrovare il coraggio di essere riferimento”.
Dalla teoria alla pratica: i laboratori della comunicazione
A chiudere l’incontro è stato il professor Luca Balugani, che ha introdotto i laboratori esperienziali rivolti agli studenti. Pur non direttamente legati ai contenuti teorici, i laboratori hanno rappresentato uno spazio privilegiato di confronto e sperimentazione sul tema della comunicazione.
“Qui possiamo anche permetterci di sbagliare – ha osservato Balugani – perché la scuola e l’università devono essere spazi protetti, dove l’errore diventa occasione di apprendimento”. I gruppi di lavoro hanno così dato vita a un momento di partecipazione attiva, in cui studenti e docenti hanno potuto esercitare, in modo concreto, le personali competenze relazionali.
Il seminario è stato occasione di riflessione sul ruolo della comunicazione nei processi educativi, mettendo in dialogo teoria e pratica, esperienze professionali e formazione universitaria.
Nel confronto tra adulti – docenti, studenti, educatori e genitori – è emersa una convinzione comune: l’educazione è sempre un atto di relazione, e solo attraverso l’ascolto, la fiducia e la responsabilità condivisa si possono costruire percorsi di crescita autentici.

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