Dialogo, fraternità e reciprocità: confronto sull’enciclica “Fratelli tutti”

Una riflessione sulla lettera enciclica di papa Francesco “Fratelli tutti sulla fraternità e l’amicizia sociale”, all’insegna dell’educazione alla reciprocità, al centro della tavola rotonda online organizzata lo scorso 24 aprile dall’Istituto Toniolo. Come sottolineato nell’introduzione dal direttore dell’Istituto, padre Giuliano Stenico, un confronto attuale e necessario che “nasce dall’esigenza di formarsi e formare ‘un cuore aperto’ sia per edificare la famiglia umana, sfida ormai inevitabile, che per incontrare i ‘forestieri esistenziali” presenti in ogni società. L’enciclica ha un respiro universale, che non conosce frontiere, che tocca valori essenziali quali libertà, uguaglianza, diritti umani, per una cultura della tolleranza e non dell’indifferenza”.

Le ricadute pedagogiche presenti nel testo dell’enciclica – l’impegno educativo, lo sviluppo di abitudini solidali, la capacità di pensare la vita umana più integralmente, la profondità spirituale… – realtà fondamentali per dare qualità ai rapporti umani, sono state il fulcro delle riflessioni di Piera Ruffinatto, Preside della Facoltà “Auxilium”, del prof. Marcello Neri, docente di Etica e deontologia professionale e Antropologia teologica all’Istituto Toniolo, e di Erio Castellucci, Vescovo delle Diocesi di Modena-Nonantola e di Carpi.

La fraternità, intesa come dono e compito, nel saluto introduttivo di Piera Ruffinatto. “Tutta l’enciclica si presta ad una lettura di tipo pedagogico in quanto l’obiettivo che si propone, la fraternità universale, coincide con la finalità di una vera educazione che punta a costruire un nuovo umanesimo integrale, inclusivo e trascendente. Per papa Francesco l’educazione è la chiave di volta di questo nuovo umanesimo così come la fraternità è ciò che caratterizza l’essere umano, che per sua natura è aperto alla relazione: dunque, non può raggiungere la propria pienezza se non si dona agli altri e non riesce a comunicare con sé stesso se non comunica con l’altro”.

“La fraternità – ha proseguito Piera Ruffinatto – non è solo un dono, ma anche un compito. È necessario sceglierla, coltivarla, promuoverla: in ogni nostra azione, anche i piccoli gesti e le scelte quotidiane, siamo posti di fronte a un bivio: costruire la cultura dell’incontro o quella dello scarto, dell’inclusione o dell’emarginazione di chi, con la sua diversità, ci irrita e ci dispiace. L’educazione svela qui tutto il suo potenziale trasformativo, infatti, essendo una scelta, la fraternità non può essere imposta, ma solo proposta alla nostra libertà e responsabilità. Il fine dell’educazione è quello di promuovere libertà responsabili. Per costruire la cultura dell’incontro occorre quindi una vera e propria pedagogia della fraternità fondata sull’educazione alla benevolenza (volere il bene), all’accoglienza della realtà, che è più dell’idea e ci misura con la sua diversità, all’apertura e al dialogo… L’appello è quello di farci compagni di strada, condividendo le sfide del percorso, nella fiduciosa certezza che ‘educare è sempre un atto di speranza’ capace di rompere i determinismi e i fatalismi con cui l’egoismo del forte, il conformismo del debole e l’ideologia dell’utopista vogliono imporsi tante volte come unica strada possibile. Stringere alleanze ‘samaritane’ può essere allora il nostro modo di rispondere all’appello di papa Francesco come centri che promuovono una cultura umanizzante e come educatori ed educatrici che vogliono essere presenti all’appuntamento della storia”.

Marcello Neri ha offerto un inquadramento culturale di alcuni orizzonti di riferimento possibili per le analisi e le sfide urgenti che papa Francesco ha elaborato nell’enciclica.
“L’ispirazione dell’enciclica, tanto nelle sue analisi quanto nelle suggestioni che offre per l’ideazione di un nuovo e diverso ordinamento della socialità umana, non è affatto solitaria nell’attuale panorama culturale occidentale. Esiste un rivolo di correnti di pensiero e di pratiche socio-politiche che si muovono con un’affezione sintonica rispetto a Fratelli tutti; e che potrebbero offrire sponde per intriganti alleanze, proprio perché non ne sono l’esegesi ma l’immersione in una condivisa preoccupazione e cura per l’umano che è al mondo. Intorno a Fratelli tutti si può trovare quindi, in diversi ambiti del sapere, un corredo di esperienze e proposte che interagiscono e incrementano l’azzardo di papa Francesco di proporre con radicalità l’esigenza di mettere mano, con urgenza, a una nuova architettura del mondo e delle relazioni umane”.

“Rispetto all’ideologia che afferma l’ordinamento attuale come l’unico possibile, senza alternative, finendo per dichiararlo come una sorta di stato di natura immodificabile e quindi assolutamente necessario; o altrimenti, a fronte di quel che resta del riformismo politico, che oggi ha la forma di un realismo rassegnato privo oramai di ogni immaginazione e che si accontenta al massimo di suggerire alcuni aggiustamenti e qualche miglioria di contorno per rendere meno indigeste, e più politicamente corrette, ingiustizie sistemiche sul cui altare stiamo sacrificando il futuro delle generazioni, Fratelli tutti rappresenta una insostenibile spina nel fianco… Per l’ispirazione formativa ed accademica del Toniolo, nella luce di un’antropologia cristiana all’altezza delle sfide del tempo, l’enciclica rappresenta sicuramente una sponda di resistenza… la fraternità e la fratellanza sono ciò che ci fanno essere proiettandoci fuori di noi nello stringere un patto fiduciale con tutti coloro che non sono noi: il soggetto del dono, è quello che presuppone un individuo consapevole della propria incompiutezza e della propria dipendenza dall’altro. Per una comunità accademica come il Toniolo, iscrivere il tema dell’educazione alla reciprocità nell’orizzonte di Fratelli tutti vuol dire anche eccedersi, non limitarsi a essere un passaggio transeunte, ma iniziare a pensarsi come istanza di riferimento per l’edificazione di prassi politiche a venire coerenti con questa aspirazione formativa”.

Erio Castellucci, vescovo delle diocesi di Modena-Nonantola e di Carpi, nel suo intervento ha analizzato il rapporto tra fraternità in senso stretto e fraternità universale, tra identità personale e apertura a tutti. “Nella parabola del Buon Samaritano la parola fratello non c’è, compare la parola prossimo, intesa come colui che si fa prossimo. L’insegnamento di Gesù è che occorre farsi prossimo, in un’estensione universale e con una connotazione attiva del termine. Prossimo e fratello sono la stessa cosa. Papa Francesco parla di populismo; nella nostra epoca, che troppo spesso contrappone identità e apertura, ci sono proposte politicamente e culturalmente forti, sorrette da soggetti mediatici che fanno rumore, che puntano sull’identità come perno stesso del pensiero. ‘Se mi apro perdo l’identità’, sostengono in tanti; una visione della vita che fa presa perché accattivante, nella quale si afferma che l’identità non sopporta la relazione e la fratellanza. Il papa nell’enciclica vuole superare questo aspetto. Per dialogare bisogna accogliere la propria identità. L’identità cristiana è identità dialogica. L’immagine del buon samaritano mette in luce questo. Il giudeo e il samaritano sono estranei in tutti i sensi, ma la magia è farsi prossimi… Il miracolo del dono è la relazione di gratuità che abbiamo visto in tante persone in questo anno di pandemia. Il miracolo del dono fa sì che il vantaggio sia reciproco, dal punto di vista della ricchezza umana. L’uomo ferito viene curato e guarito. Il vantaggio per il samaritano è diventare buon samaritano, estraendo le energie più belle da sé. Quando l’identità diventa dialogo il vantaggio diventa reciproco. Ci si umanizza e si riscopre un’identità dialogica, una relazione che fa bene e arricchisce tutti”.

 

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