Martina Chiarlo
Luigina Mortari ha cercato di dare vita a un percorso intercalato fra riflessioni e scoperte, legate alla dimensione della Cura e dell’Etica, trovando un filo tra quest’ultime, che portano la scrittrice a parlare di “Etica della Cura”.
Per Mortari, la Cura è un agire che porta l’esistenza a ritrovare il suo reale significato umano, infatti è un elemento fondante della nostra essenza, in quanto esseri umani: prendersi cura di noi stessi e degli altri è tutto ciò che ci permette di avere amore per la nostra vita, per il nostro esserci nel mondo.
L’autrice parla così di “BENESSERCI”: esserci, con sempre l’obiettivo dell’agire della cura, del bene, sempre rivolti alla direzione del benessere.
Un agire che può essere sia fisico ma soprattutto spirituale, una responsabilità che noi adulti abbiamo: la trasmissione della cultura della cura, nella sua valenza più umana, sia verso noi stessi sia verso gli altri.
Attraverso il libro, il lettore può osservare la cura da molteplici punti di vista e intercalata in più dimensioni, come primo passo l’analisi di quest’ultima realtà e di conseguenza riflessa in vari contesti, tra cui l’ambiente sociale e professionale.
Nella prima parte del percorso, Mortari prova a descrivere il significato reale della cura vedendo quest’ultima in possesso di un elemento costituente che si trova alla sua base, equivalente alla relazione.
Tutto, infatti, parte dal rapporto che si genera con l’altro, che non nasce da un dovere ma da una comprensione e una vicinanza emotiva, dando vita a un sentimento di puro ascolto empatico che va nel profondo, facendo emergere inoltre tutta la parte più nascosta e non verbale della componente comunicativa di una persona. Quindi una relazione che prevede un grande coinvolgimento emotivo e, soprattutto, che porta il concetto di cura ad allontanarsi dall’esclusivo sguardo fisico e pratico, avvicinandosi così alla dimensione del cuore e della mente.
Per permettere tutto ciò, Mortari mette in luce l’importanza di una predisposizione all’empatia: il saper entrare in relazione non solo ponendosi nei panni dell’altro, ma cercando anche possibili soluzioni per aiutarlo e riportarlo a una condizione, per lui, di benessere.
In seguito, il libro partendo dalla definizione di Cura sottolinea come quest’ultima sia presente in tutti i contesti e gli ambienti della nostra vita, a volte in forma visibile, a volte non riconosciuta ma sempre esistente. Da qui, Mortari sottolinea l’importanza di non vedere la cura come un atto o un impegno individuale ma sociale: la necessità di generare delle reti che possano accogliere tutti e portare dei sostegni, per generare cura verso l’altro e diminuire tutte quelle differenze e limiti che possono emergere, rendendo così la Cura un diritto e un valore universale.
Si approfondisce poi il tema nel campo professionale, portando il lettore a riflettere su questo, sostenendo come in ogni campo lavorativo in cui esiste una relazione di cura sia necessario trovare quel giusto equilibrio fra la parte pratica e tecnica: che possiamo trovare tessendo i nessi fra un preciso quadro deontologico, con cui manteniamo il confronto ogni giorno, e la parte umana, i valori della cura, in quanto siamo sempre in contatto con una persona, quindi un essere umano. È quindi fondamentale rispettare questa sfera e non cadere nel possibile rischio di far prevalere la componente tecnica e così rendere l’agire della cura come una pratica meccanica e non più umana.
Approfondito il concetto di cura, Mortari prosegue la sua analisi attraverso l’etica, descrivendola come un elemento che fa parte del nostro pensiero, da vedere non come una semplice serie di regole definite, da applicare, ma come una serie di domande flessibili che ci portano ogni giorno alla riflessione su ciò che è il nostro agire per il bene.
Descritti entrambi i termini, Mortari rivela un filo che unisce le diverse dimensioni e inizia così a descrivere fenomenologicamente l’etica della cura.
Analizza il seguente termine come un modo di essere, come la modalità attraverso cui una persona entra in relazione con l’altro e sé stesso, in quanto in ogni momento in cui ci si prende cura di qualcuno si decide di assumere la responsabilità di una persona, nella sua interezza e così della sua vita; ma questo sempre con il rispetto dell’altro, vedendolo come un essere umano e riflettendo quotidianamente sulle nostre azioni – così da proiettarsi verso l’obiettivo centrale della cura: il benessere, il bene per noi e per l’altro.
Come dice Mortari, parlare di questo permette di ritornare a guardare i veri valori, rappresenta una risposta umana e concreta alle necessità della vita, dove la cura è un’esigenza fondamentale e l’etica della cura rappresenta un modo di essere che è insito nella vita.
Si approfondisce, infine, il tema dell’etica della cura cercando di comprendere questa modalità di essere e se esistono collegamenti possibili con l’educazione. Attraverso alcuni autori, in particolare Blum, si arriva a comprendere che esiste una relazione con l’atto educativo, in quanto quando ci confrontiamo con il mondo esterno e con le diverse situazioni siamo noi che diamo un significato morale, non esistono realtà già esistenti in quanto etiche: le situazioni diventano situazioni etica in ragione di una valutazione che eseguiamo secondo i nostri valori che ci porta a ritenere una determinata situazione più o meno etica. Questo chiede esattamente una formazione/educazione alla cura come criterio di discernimento della qualità etica delle situazioni umane.
Ciò che è importante è una comprensione dell’educazione non vede come una trasmissione di dati da apprendere/eseguire, e quindi come un’impostazione, ma nel senso di un aiuto a coltivare ciò che per ciascuno di noi diventerà la nostra sfera morale, composta da multipli valori e principi.
Per concludere, il testo di Luigina Mortari ci mette di fronte a ciò che ci accomuna in quanto esseri umani: la CURA, che rappresenta un modo d’essere fondamentale dell’esserci e che permette di far emergere il valore umano di noi e dell’altro – ragione ultima dell’agire etico.
Martina Chiarlo educatrice, studentessa dell’Istituto Toniolo

