Daria Vellani

Il 9 settembre scorso, è stato presentato il progetto Formiche Verdi, promosso dalla Città metropolitana di Bologna e finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE). L’obiettivo del progetto è superare la frammentarietà delle iniziative esistenti, creando un sistema coordinato che favorisca collaborazioni e sinergie, nella prospettiva di una cultura diffusa della sostenibilità, in linea con la Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile.
Il nome scelto richiama l’immagine delle formiche: piccole se prese singolarmente, potenti se agiscono insieme. Così le singole azioni educative, se integrate, possono sostenere la transizione “verde” e alimentare la cittadinanza attiva. L’immagine proposta dagli autori contrasta il senso di impotenza di fronte alle grandi sfide globali e stimola l’adozione di comportamenti sostenibili orientati al bene comune.
Il progetto nasce dalla riflessione e analisi su due esperienze consolidate: Agenda 2030 delle bambine e dei bambini, che connette il mondo della ricerca scientifica con le scuole primarie, e il Festival della Cultura tecnica, che da evento culturale si sta trasformando in un percorso di esperienze educative. Da queste radici emergono gli elementi chiave della strategia: la creazione di un luogo di coordinamento stabile (Gruppo Educazione), l’adozione di una cornice culturale comune fondata su GreenComp, la promozione di percorsi di educazione trasformativa, la centralità dell’approccio STEM e la costruzione di un ecosistema educativo in cui tutti gli attori del territorio contribuiscono alla comunità educante.
È molto interessante la cornice del progetto: il GreenComp (Green Competence Framework), sviluppato dalla Commissione europea attraverso il Centro Comune di Ricerca (JRC). Esso rappresenta un quadro di riferimento volto a delineare le competenze fondamentali che ogni cittadino dovrebbe acquisire per contribuire attivamente alla sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Pubblicato nel 2022, il documento nasce dall’esigenza di integrare la sostenibilità come competenza trasversale nei sistemi educativi europei, fornendo un linguaggio e una struttura comuni per progettare interventi formativi coerenti e sistematici. Il quadro si articola in quattro aree interconnesse, ciascuna articolata in tre competenze specifiche, per un totale di dodici competenze che costituiscono la base di un approccio educativo trasformativo e orientato al futuro.
La prima area sui “valori della sostenibilità”, sottolinea l’importanza di assumere i principi della sostenibilità come riferimento etico e culturale. La seconda area è relativa alla “comprensione della complessità nella sostenibilità”, e mira a sviluppare una visione sistemica della realtà. La terza area è rivolta “all’immaginazione dei futuri sostenibili”, e invita a coltivare un atteggiamento proattivo e creativo verso il cambiamento. Infine, “l’area agire per la sostenibilità” mette al centro la dimensione operativa e trasformativa dell’apprendimento.
Importante è la prospettiva dell’educazione alla sostenibilità come approccio che mette al centro le nuove generazioni per costruire un senso critico con rilevanza sociale. La finalità è promuovere strategie di educazione trasformativa come motore di empowerment e benessere collettivo. L’educazione alla sostenibilità è un modo di fare educazione che non si limita a trasmettere conoscenze, ma cerca di formare persone capaci di immaginare e costruire un futuro migliore, rispettoso dell’ambiente, delle altre persone e delle generazioni che verranno. Si tratta di un approccio che nasce dalla consapevolezza che le grandi sfide che la società attuale si ritrova a affrontare, come il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità, le disuguaglianze sociali e la povertà, che sono problemi complessi e interconnessi, richiedono nuovi modi di pensare e di agire nel campo dell’educazione.
Questi problemi stanno portando le persone, soprattutto gli adolescenti verso un’inquietudine per il proprio futuro, che alcuni autori definiscono come “ecoansia”. Fare educazione alla sostenibilità significa aiutare le persone a comprendere queste connessioni: tra natura e società, tra economia e cultura, tra scelte individuali e conseguenze collettive. Significa anche coltivare un senso di responsabilità personale e di cittadinanza attiva, stimolando nei giovani la volontà e la capacità di contribuire al cambiamento, ognuno a partire dal proprio contesto di vita, cercando di trasformare i comportamenti, i valori e gli atteggiamenti. Questo tipo di educazione non coinvolge solo la scuola, ma l’intera comunità, riconoscendo che l’apprendimento non avviene solo nei banchi, ma anche nelle famiglie, nelle associazioni, nelle imprese e nelle istituzioni locali.
Daria Vellani è docente di Psicologia della disabilità e dell’accessibilità, Psicologia dell’educazione e Psicologia dell’educazione dell’infanzia, Metodologia e statistica della ricerca, Teorie della comunicazione e didattica del media digitali dell’Istituto Toniolo.

